Nazionalsocialismo o caos bolscevico?”. Così era scritto. Non ci rimase bene la sbirraglia della Gestapo quando al loro bel manifesto propagandistico sui benefici del nazismo fu allegato un foglietto apocrifo. Sotto la grande scritta di quella che doveva apparire come una domanda retorica qualcuno si era infatti premurato di affiggere un volantino su cui era scritto “Erdapfel oder Kartoffel?”, cioè “patate o patate

    ”? Ecco. Benché Proudhon abbia affermato che le antinomie sono la vera struttura del sociale, l’aggregato di bipedi ai quali mi pregio di appartenere sembra operare una lettura della complessità basata su contrapposizioni che si rivelano illusorie. Due totalitarismi, insomma, andrebbero inclusi in una medesima categoria e contrapposti alla democrazia. Nel campo ideologico questa fallacia, nota come “illusione di alternative” si presenta ad ogni piè sospinto. Si usa, in altri termini, leggere il mondo con lenti che sono solo apparentemente bipolari; eppure sono in grado di creare un manicheismo che è matrice dei più gravi fraintendimenti. Tanto premetto al fine di evitare almeno le più scontate delle reazioni alla mia dichiarazione di profonda ostilità alle cosiddette battaglie per la difesa dei “diritti” delle donne effettuata chiedendo il soccorso alla forza dello Stato. Sia chiaro, non posso certo impedire a chicchessia di etichettare la cosa come “maschilismo” , ma si sappia che ciò sarà possibile solo sulla scorta del ragionamento in base al quale è maschilismo ciò che si oppone al “femminismo”. In realtà, io credo che maschilismo e femminismo non siano una coppia di opposti più di quanto non lo siano le patate e le patate. Premetto ancora che ritengo in media gli uomini peggiori delle donne. Sono bastardi, fedifraghi, bugiardi, competitivi e opportunisti in percentuali ben maggiori. Il fatto è che posso fare questa affermazione senza timore di essere coperto da vituperi da parte di qualche conspecifico del mio sesso o da una qualche associazione che raduna primati forniti di genitali esterni al fine di difenderne i supposti “diritti”. Tutti sappiamo, invece, che chiunque mettesse in fila un similare elenco di pessime qualità in riferimento alle donne dovrebbe cominciare a temere per la propria incolumità. Qualcosa questo dovrà pur significare. Molte cose, forse. Di certo una di queste è che, come diceva George Orwell, alcuni esseri umani sono “più uguali” di altri; già,  ma quello che rende un supposto “diritto” tale è la sua universalità, altrimenti cessa di essere un diritto e diventa un privilegio. Noi uomini lo sappiamo bene, visto che di privilegi abbiamo goduto a lungo. Ora, è bene chiarirci sul fatto che non esiste qualcosa come i “diritti” in senso oggettivo. I diritti sono delle aspettative che ci si attende vengano soddisfatte perché una specifica società le ha rese ragionevoli e consone al proprio senso di giustizia. Ma giustizia è equità. Se si è tutti uguali si “deve” essere trattati in modo uguale. Per questo si dice che tutti hanno i medesimi “diritti”. Se nella mia società ognuno ha il diritto di non essere discriminato per il proprio sesso, non dovrà esserlo né in quanto donna, né in quanto uomo. Il discorso fila. Peccato che, nonostante la continua geremiade femminile sul permanere delle discriminazioni nei confronti delle donne anche nelle nostre avanzate società occidentali, dei privilegi di cui ormai esse godono è difficile tenere il conto. Ciò grazie agli strumenti che ci vengono venduti come la garanzia di equo trattamento: legislazione e diritto. Cominciamo dal diritto di famiglia. Nella quasi totalità dei casi di separazione e divorzio le donne si tengono la casa e i figli, mentre il marito viene sbattuto per strada e, per sovrapprezzo, si pretende da questo poveraccio di dover permettere alla ex consorte lo stesso tenore di vita di prima. Equità, si diceva.

    Vogliamo parlare del diritto penale? Una delle parole feticcio del nuovo secolo è stalking. Si dà per scontato che la vittima dello stalking sia sempre donna. L’art. 612 bis sugli atti persecutori chiarisce perfettamente che se inviassi qualche mazzo di rose alla donna di cui fossi innamorato commetterei un atto che si configura come una condotta criminale qualora questa donna affermasse di ricavare un disagio psichico o esistenziale dal fatto di ricevere tali omaggi floreali (cioè, nel caso in cui non le piacessi). Infatti, non esiste alcun criterio oggettivo per definire una molestia, ma solo quello soggettivo della vittima. Infatti, se la donna ricambiasse il mio amore, anche venti mazzi al giorno non costituirebbero alcun reato. A decidere se il reato sussiste o no è la destinataria delle attenzioni. E’ dai tempi della caccia alle streghe, quando l’accusa si basava sulla dichiarazione di maleficio subito da parte della vittima, che non avveniva una cosa simile. Eppure gli apologeti dello “stato di diritto” affermano che di questa entità il principio fondamentale sarebbe quello che vuole che le norme penali siano caratterizzate da una descrizione della condotta criminosa quanto più oggettiva e precisa. Ciò al fine di ridurre al minimo gli spazi di discrezionalità nella valutazione dei fatti. Gli spazi di discrezionalità rischiano di creare categorie protette e categorie maledette. Ciò che è certo è che l’arma della denuncia per stalking viene ormai agitata, esclusivamente dalle donne, nei confronti dei coniugi al fine di ottenere condizioni più vantaggiose nei procedimenti di separazione. L’apoteosi dell’ idiozia, però, è l’imperante ultima moda in fatto di luoghi comuni, cioè la l’ “emergenza femminicidio”. Il concetto è molto trendy: il mondo si sarebbe riempito di uomini intenzionati ad uccidere le donne. Nonostante il martellamento mediatico che ha favorito la promulgazione di una raffazzonata legge inserita nel nostro ordinamento penale, la notizia è falsa. Non esiste nulla di simile ad una “emergenza femminicidio”, almeno non più di quanto esista una emergenza biondicidio (che riguarda i biondi), calvicidio (calvi), miopicidio (miopi), ecc. E’ ovvio che finché esisteranno gli omicidi verrà uccisa una percentuale di biondi, di calvi, di miopi e, quindi, anche di donne. Insomma, gli uomini sono molto più violenti delle donne e commettono la stragrande maggioranza degli omicidi. Il fatto è che i sessi sono solo due, quindi che ci siano molti uomini che uccidono anche donne appare ovvio. Cionostante, il rapporto fra maschi e femmine vittime di omicidio è di sette a tre. Inoltre, il numero di donne uccise non è mai cresciuto negli ultimi vent’anni né in senso assoluto né relativo. Poiché poi per femminicidio si intende, non l’uccisione di una donna da parte di un uomo, bensì l’uccisione di una donna perché donna, le percentuali risultano veramente risibili. Non esiste alcuna emergenza femminicidio. Però esiste la legge sul femminicidio. Una vera mostruosità logica prima che giuridica. Si prevede l’aggravante per i casi di relazione affettiva con una vittima donna. In altri termini, il marito che uccide la moglie commette un atto più grave della moglie che uccide il marito. Equità, si diceva. Sempre gli entusiasti del diritto, nel cui novero non trovo posto, sanno bene che un reato deve essere punito avendo a riferimento l’azione compiuta e non la qualità della vittima. Appare del tutto impropria una scala nella gravità dei delitti costruita sulla base della riprovazione ideologica del fatto piuttosto che dell’ incidenza sociale del fatto stesso. L’ennesima concessione alla prepotenza della dominante cultura della misandria, ossia dell’odio politicamente corretto verso l’universo maschile. Ora, avvalorare e implementare la supposta lotta per la parità dei diritti delle donne mediante l’intervento coattivo dello Stato è masochistico e delirante, non solo per gli uomini, ma per tutti coloro i quali hanno a cuore una società libera ed equa. Donna RedEbay Kappa Wetian Sacca Borsa Xl Uomo Allenamento sdhrtQC

    Far valere i propri “diritti” chiedendo di farli imporre dallo Stato è come pretendere che a scuola non ci rubino le merendine perché abbiamo un fratello maggiore manesco e bullo che le merendine le ruba lui agli altri. Forse le merendine non ce le ruberanno più, ma certo quello che guadagneremo non si chiama né rispetto né simpatia. 

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    Perfino i devoti del rito elettorale saranno stati sfiorati da simili pensieri recandosi alle urne per le elezioni Regionali o Europee nell’attuale dominio del “politically correct”. Non si può più scegliere i propri “rappresentanti” perché li si considera validi, ma bisogna tener conto anche del sesso al fine di “garantire una adeguata rappresentanza femminile”. E questo non avviene solo in quel mercato delle vacche che è la politica, ma è obbligo di legge perfino nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. Ecco che l’idiozia passa dalla condizione di tara sociale a totalitarismo, da fisiologica, ma democratica, inadeguatezza cognitiva a dittatura dell’imbecillità! Allora perché non immaginare una quota per i gay? Vogliamo discriminarli rispetto alle donne? Poi una quota per i trans, una per i transgender, una per i bisex e via così seguendo tutte le declinazioni della sessualità. E i calvi? Li vogliamo discriminare? I bassi? Gli islamici? Gli indù? Quelli con la erre moscia? E perché questa cosa deve valere solo per la rappresentanza politica? Se vogliamo veramente utilizzare la forza per falsare il gioco a favore di una categoria protetta dobbiamo immaginare delle quote rosa nei concorsi della pubblica amministrazione, per la scelta del medico di base, eccetera. E se qualcuno pretendesse le “quote azzurre” per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia? Forse che lì non esiste una scarsa rappresentanza del genere maschile?  Insomma, dai salotti mediatici ai postriboli politici non si fa altro che ciarlare di “meritocrazia” e poi si propone quale strumento di “emancipazione” un’idea di incommensurabile imbecillità come l’obbligo della “parità di genere”, una offesa al merito, alla libertà e anche alle donne. Una donna dotata di un minimo di orgoglio e di dignità dovrebbe sentirsi umiliata dall’ aver conquistato uno scranno o una poltrona, non per i propri riconosciuti meriti, ma solo perché portatrice di utero. Non solo. La “parità di genere” nella sua realizzazione pratica si concretizza come tutti sappiamo: in politica, si reclutano donne a caso, senza guardare a meriti, competenze, volontà solo per non far saltare le liste; nei consigli di amministrazione siedono esclusivamente donne appartenenti alla famiglia del maggior azionista. Questo, non perché una società maschilista e fallocratica impedisca alle donne di candidarsi o di pretendere di fare impresa, ma perché, rispetto agli uomini, sono molte di meno le donne che vogliono o possono permettersi di partecipare alla vita politica ed imprenditoriale. Una società libera o anche solo sufficientemente liberale si basa sulla volontaria scelta degli individui e il loro libero arrangiamento. Non è creando recinti di protezione per panda che le donne raggiungeranno la parità nella rappresentanza politica o societaria. Soprattutto, non è la parità nella rappresentazione a garantire di vivere in una società libera, avanzata e democratica. Altrimenti il paese più emancipato del mondo sarebbe il Rwanda, visto che la nazione africana guida la classifica dei paesi a più alta percentuale di donne in parlamento: ben il 63% del totale! Gli USA, il paese in cui le donne sono più ricche e potenti, ed uno di quelli in cui sono più libere ed emancipate, hanno solo il 17% di donne al Congresso. Probabilmente hanno cose più degne di cui occuparsi.

    In conclusione, è ora di finirla con tutti i piagnistei e col femminismo peloso (in tutti i sensi…). E’ progressismo di retroguardia. E’ liberazione carceraria. Soprattutto, è ora di finirla con gli stucchevoli luoghi comuni che sono i mantra della nostra era di idiozia supponente. Sono i teoremi che costituiscono l’ambiente culturale entro il quale avviene la devastazione della libertà e della democrazia di cui abbiamo detto sopra. Non esiste alcuna superiorità morale della donna. Si, perché anche con l’ ex angelo del focolare si ripropone il mito delle maggior virtù dell’oppresso già visto all’opera in favore dei popoli colonizzati. Molti sono i parrucchieri, tante le maestrine, tantissime le conduttrici di talk show per casalinghe tutt’altro che emancipate a diffondere il verbo. Pare che la pretesa delle donne di forzare gli steccati di questa fantasmatica forza di fallodotati sia avvalorata non solo da ragioni di giustizia, ma anche, e forse soprattutto, dal fatto che le donne gestirebbero meglio società e cosa pubblica. Esse non sono violente e guerrafondaie come l’uomo, esse danno la vita, sono sensibili, sanno fare più cose insieme, sono più efficienti e meno competitive. Insomma fate governare le donne e il mondo diventerà un paradiso di efficienza e di pace. Sarà, ma le donne che conosco io sono in uno stato di tale insofferenza delle proprie consimili che dichiarerebbero una guerra al giorno. Alcune farebbero un deserto pur di averla vinta sulla vicina o per vendicarsi di un sottinteso che un uomo non sarebbe mai riuscito a comprendere. Datele il potere assoluto e saranno giorni amari. Esattamente come quando lo date agli uomini. Il potere non ha sesso. Insomma, si tratta della differenza fra Erdapfel (patate) Kartoffel (patate).

    Luigi Corvaglia

     

     

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    Categorie: Società

    6 Commenti

    1. Porfirij scrive:
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      Complimenti.

      Hai evidenziato con precisione che cosa sono “i diritti cosmetici”.

      Sai chi ha concepito questa dialettica in cui tesi e antitesi sintetizzano il nulla?

      Chi nega che il conflitto distributivo sia il motore della Storia.

      I neoaristocratici esistono proprio perché hanno la loro antitesi cosmetica che NEGA LA LOTTA DI CLASSE.

      Vediamo chi riesce a far due più due…

    2. S.Villa scrive:

      Sembra scopiazzato da un articolo di Massimo Fini o di Barnard…motivo in più per approvarlo in toto!
      Pensavo che il “girl power” si fosse estinto insieme alle Spice girls e invece è rispuntato sotto forma di “girl declaration” con tanto di sostegno delle cittadinE(prima le cittadine e poi i cittadini,non sia mai!)di DRP.
      Anche la massoneria non è da meno,vuole restare al passo coi tempi:prima le “sorelle”,poi i “fratelli”…..rob de matt!

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      Cordiali saluti.

      Stefano Villa

    3. Spartaco scrive:

      Quando il Moralista scriveva nel post precedente: “Oppure per davvero pensate che la globalizzazione in atto sia figlia dei capricci del caso?… Le cose non stanno così. Ogni scelta reale, spiegava Hegel, è anche razionale” si riferiva, credo, a scelte di indirizzo economico. Ma la globalizzazione non riguarda soltanto l’economia ma, purtroppo, riguarda soprattutto il mondo delle idee.
      Da un pagina web (http://notiziariomassonicoitaliano.blogspot.it/2010/06/un-cammino-pieno-di-ostacoli-partendo.html) del sito del Notiziario Massonico Italiano si può leggere un concetto diffuso nelle logge: “…Dall’incontro degli opposti, nasce l’equilibrio e l’armonia di tutto ciò che esiste; senza il due, l’uno non creerebbe il tre, il simbolo della perfezione. Uomo o donna si completano a vicenda, il simbolo del loro complemento è dato dall’Androgino, la mitica creatura bisessuale, maschile a femminile allo stesso tempo…”
      Quindi questo legiferare in favore della donna per creare un equilibrio fra opposti sembra giustificato da idee ben precise e innocue. Come sempre però le buone idee vengono utilizzate dal potere per i propri fini. E cosi, invece di creare un equilibrio fra gli opposti, si è femminilizzato l’uomo e mascolinizzato la donna perché come diceva un poeta citato da un certo Auriti: “un satrapo per comandare meglio faceva fare agli uomini quello che dovevano fare le donne e viceversa, perché quando il potere si trova di fronte a dei mezzi uomini e a delle mezze donne non si verificherà mai una rivoluzione capace di modificare l’ordinamento costituito”

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    4. NeraWww Medium A Tracolla Borsa Op Borbonese Luna MGSqzVjLUp
      Gianluca scrive:

      Bell’articolo complimenti.

    5. francecso scrive:

      salve,
      volevo segnalare al moralista che
      NeraWww Medium A Tracolla Borsa Op Borbonese Luna MGSqzVjLUp dal mio smartphone ogni volta che tento di accedere a questo sito si inserisce un “virus” (“adfocus”, non so come si chiami di preciso) che mi porta su altri siti meno raccomandabili. credo, non vorrei dire fesserie, che il problema risieda su questo sito.
      Se non fosse così scusate per questa segnalazione.
      cordiali saluti.

    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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